Uno studio IRENA conferma che il fotovoltaico utility-scale può generare benefici per biodiversità, agricoltura e gestione del suolo se progettato correttamente.
Il fotovoltaico viene spesso analizzato soprattutto per la sua capacità di produrre energia rinnovabile a costi sempre più competitivi e contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti. Un nuovo studio pubblicato da IRENA insieme a CREEI e IUCN invita però a considerare un aspetto ulteriore, legato al rapporto tra grandi impianti fotovoltaici e ambiente locale.
Il report “Local environmental impacts and benefits of large-scale solar PV plants” analizza infatti come il fotovoltaico utility-scale possa generare benefici ambientali anche per suolo, acqua, biodiversità e attività agricole quando pianificazione, progettazione e gestione vengono sviluppate con criteri adeguati.
Secondo lo studio, il risultato finale dipende in larga misura dal sito scelto, dal layout dell’impianto, dalle modalità costruttive e dalle pratiche di gestione applicate durante l’intero ciclo operativo dell’infrastruttura fotovoltaica.
Il fotovoltaico cresce a livello globale
Lo studio parte da un dato ormai molto chiaro. Il fotovoltaico rappresenta una componente strutturale della transizione energetica globale.
Alla fine del 2024 la capacità fotovoltaica installata nel mondo ha raggiunto circa 1.859 GW, pari al 42% della capacità rinnovabile globale, mentre il FV ha rappresentato oltre il 77% delle nuove installazioni rinnovabili annuali.
Secondo IRENA, nello scenario compatibile con l’obiettivo climatico di 1,5 °C, il fotovoltaico dovrà superare:
- 5.457 GW entro il 2030;
- 18.200 GW entro il 2050.
Nel 2050 il FV potrebbe coprire da solo circa il 37% della produzione elettrica rinnovabile mondiale.
Questo scenario rende sempre più importante comprendere il rapporto tra impianti utility-scale e ambiente locale.
Impatti ambientali e pianificazione preventiva
IRENA sottolinea che i grandi impianti fotovoltaici possono generare sia effetti positivi sia criticità ambientali. Le problematiche più rilevanti riguardano:
- trasformazione d’uso del suolo;
- frammentazione degli habitat;
- alterazioni microclimatiche locali;
- gestione della vegetazione;
- introduzione di specie non autoctone.
Per questo motivo lo studio insiste sulla necessità di sviluppare accurate valutazioni preventive già nelle prime fasi di progettazione. Secondo il report, il fotovoltaico può diventare una vera leva di rigenerazione ambientale quando inserito correttamente nel territorio.
L’analisi evidenzia infatti che un impianto utility-scale ben progettato può ridurre gli impatti ambientali locali e contribuire contemporaneamente al miglioramento di alcune condizioni ecologiche del sito.
Agrivoltaico, meno acqua e colture più resilienti
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda l’agrivoltaico e l’interazione tra moduli fotovoltaici e attività agricole.
Secondo IRENA, l’ombreggiamento prodotto dai pannelli può ridurre evapotraspirazione e stress termico, migliorando la resilienza di alcune colture e riducendo il fabbisogno irriguo.
Nei siti monitorati in Francia, Grecia e Spagna, il consumo d’acqua per irrigazione si è ridotto tra il 20% e il 30%.
In Tanzania, una sperimentazione agrivoltaica ha registrato:
- sopravvivenza dei fagioli superiore del 60% sotto i pannelli;
- maggiore protezione dallo stress climatico;
- migliore conservazione dell’umidità del suolo.
Anche in Germania alcune colture hanno mostrato incrementi produttivi:
| Coltura | Incremento resa |
| Sedano | +15% |
| Grano invernale | +3% |
Dati riportati da IRENA.
Lo studio evidenzia comunque che i risultati dipendono da diversi fattori:
- specie coltivata;
- latitudine;
- altezza dei moduli;
- distanza tra le file;
- gestione agronomica.
Fotovoltaico e biodiversità
Un altro tema centrale riguarda biodiversità e gestione ecologica dei siti fotovoltaici.
Secondo il report, la presenza di vegetazione autoctona favorevole agli impollinatori sotto i moduli può creare habitat più adatti rispetto a molte aree agricole convenzionali.
Negli Stati Uniti la disponibilità di impollinatori è risultata fino a tre volte superiore rispetto a terreni senza pannelli. In Germania, nei progetti agrivoltaici monitorati, la presenza di impollinatori è cresciuta dal 33% all’88%.
Lo studio evidenzia che il fotovoltaico utility-scale può contribuire anche:
- alla protezione della fauna locale;
- al ripristino della vegetazione;
- alla riduzione dell’erosione del suolo;
- alla creazione di habitat ecologici.
Questi benefici dipendono però dalla qualità della progettazione e dalla gestione ecologica dell’impianto durante gli anni operativi.
Pascolo e gestione della vegetazione
IRENA dedica particolare attenzione anche al cosiddetto “solar grazing”, cioè il pascolo controllato all’interno degli impianti fotovoltaici.
La presenza di ovini o altri animali può contribuire a contenere naturalmente la crescita della vegetazione, riducendo:
- costi di manutenzione;
- utilizzo di erbicidi;
- rischio incendio;
- interventi meccanici sul sito.
Secondo lo studio, il pascolo ovino risulta anche economicamente vantaggioso:
| Metodo gestione vegetazione | Costo medio |
| Pascolo ovino | 279 USD/ha/anno |
| Sfalcio meccanico | 299 USD/ha/anno |
| Diserbo chimico | 724 USD/ha/anno |
Dati riportati da IRENA.
Questo approccio permette quindi di integrare gestione ambientale, agricoltura e manutenzione energetica in un unico sistema territoriale.
Recupero dei suoli degradati
Lo studio evidenzia anche il possibile ruolo del fotovoltaico nel recupero ambientale di aree degradate.
In territori interessati da desertificazione, miniere dismesse o brownfield industriali, i moduli possono contribuire a:
- ridurre la velocità del vento;
- migliorare l’umidità del suolo;
- favorire la ricrescita della vegetazione;
- limitare fenomeni erosivi.
Secondo il report, questi risultati emergono soprattutto quando gli impianti vengono integrati con pratiche di ripristino ambientale e programmi di gestione ecologica di lungo periodo.
Pianificazione e qualità progettuale
IRENA insiste molto sul fatto che i benefici ambientali del fotovoltaico non siano automatici.
Il report richiama esplicitamente l’importanza di strumenti come:
- SEA (Strategic Environmental Assessment);
- EIA (Environmental Impact Assessment);
- CIA (Cumulative Impact Assessment).
La qualità del progetto viene considerata decisiva almeno quanto la tecnologia stessa. Lo studio sottolinea infatti che il fotovoltaico utility-scale può evolvere da semplice infrastruttura energetica a piattaforma di servizi ambientali, agricoli e territoriali.
Secondo IRENA, la competizione tra fotovoltaico e agricoltura non rappresenta un esito inevitabile, purché vengano sviluppati corretti processi di pianificazione territoriale e valutazione ambientale.
I principali dati emersi dallo studio
| Indicatore | Dato |
| Capacità FV globale installata a fine 2024 | 1.859 GW |
| Quota FV sulla capacità rinnovabile globale | 42% |
| Quota FV sulle nuove installazioni rinnovabili 2024 | Oltre 77% |
| Riduzione LCOE utility-scale dal 2010 | -90% |
| Riduzione fabbisogno irriguo agrivoltaico | 20-30% |
| Sopravvivenza fagioli sotto pannelli | +60% |
| Presenza impollinatori in Germania | Da 33% a 88% |
| Quota FV attesa sulla generazione rinnovabile 2050 | 37% |
Dati elaborati da IRENA.
Il ruolo delle tecnologie fotovoltaiche di LED Italia
La crescita del fotovoltaico utility-scale e dell’agrivoltaico aumenta l’interesse verso tecnologie progettate per migliorare integrazione ambientale, efficienza energetica e gestione sostenibile del territorio. LED Italia propone una gamma completa di soluzioni dedicate al fotovoltaico, allo storage energetico e alle applicazioni professionali.
Tra le soluzioni disponibili rientrano i moduli fotovoltaici, i sistemi di accumulo e le tecnologie sviluppate per applicazioni residenziali, industriali e utility-scale.
Sintesi
Lo studio pubblicato da IRENA conferma che il fotovoltaico utility-scale può generare benefici ambientali significativi quando progettazione, pianificazione e gestione vengono sviluppate correttamente.
Agrivoltaico, biodiversità, recupero dei suoli e gestione sostenibile della vegetazione mostrano come il FV possa evolvere da semplice infrastruttura energetica a piattaforma integrata di servizi ambientali e territoriali. Nei prossimi anni la qualità progettuale e la pianificazione ambientale diventeranno sempre più centrali nello sviluppo globale del fotovoltaico.